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L'OSAPP sollecita l'Amministrazione Penitenziaria all'invio di 'vertici' titolari nel penitenziario regionale. "Situazione inammissibile"

La Casa Circondariale di Brissogne è stata realizzata tra il 1980 e il 1984. Dispone di due sale colloqui, 1 campo sportivo, 5 aule, una biblioteca, 1 locale di culto, un laboratorio. E' priva di palestra e di una spazio-teatro. Svolge attività scolastica e formazione professionale. Nel 2009 è uscito il primo numero di 'Pagine speciali', periodico redatto all'interno del carcere, con pagine curate dall'Associazione valdostana volontariato carcerario. Viene ospitato, ogni 4 mesi, nel 'Corriere della Valle', periodico settimanale della diocesi di Aosta

BRISSOGNE. Potrebbe essere rassicurante il fatto che fra le mura della Casa Circondariale di Brissogne si respiri un clima tutto sommato accettabile, improntato alla quasi normalità. Consolazione derivata dal confronto con altri istituti penitenziari italiani dove, al contrario, la situazione è esplosiva e la quotidianità dei dipendenti, poliziotti in particolare, è sottoposta a stress di notevole spessore.
E’ di oggi la notizia dell’ennesima aggressione ad un agente penitenziario nel carcere di Rebibbia, a Roma, da parte di un detenuto italiano con fine pena 2019 per rapina aggravata. E Leo Beneduci, Segretario Generale OSAPP, l’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, rinfocola il suo disorientamento nei confronti di chi dovrebbe provvedere a rivedere, al completo, la situazione carceraria nazionale.
“La Casa Circondariale di Brissogne? Tutto come prima. Per non dire peggio di prima. Il ‘vuoto’ ai vertici perdura da oltre un anno e la gestione dei detenuti, sempre più precaria, è mantenuta in una sufficiente normalità dall’impegno ammirevole della Polizia Penitenziaria. Che, nonostante l’ormai cronica carenza di organico e, soprattutto, il persistere dell’assenza di direttore e comandante titolari riesce a contenere le intemperanze giornaliere dei carcerati. Senza contare la questione irrisolta dei rubinetti asciutti".
Confessa di essere arrivato al limite della sopportazione, ma continua a rivendicare l’urgenza di ristabilire nel penitenziario regionale le figure professionali di vertice indispensabili per scongiurare situazioni allarmanti.
La conduzione è affidata a dirigenti in missione. In questo periodo sonoTullia Ardito, direttore del carcere ‘Billemme’, di Vercelli, e Mirko Trinchero, funzionario della Polizia Penitenziaria di ‘Via dei Tigli’, il carcere di Biella, a gestire, due, tre volte alla settimana La Casa Circondariale di Brissogne.
“Arrivano, svolgono mansioni burocratiche senza avere il minimo contatto con i detenuti come è nei compiti di entrambe le figure - sbotta Beneduci -. Fino a quando l’Amministrazione penitenziaria pensa di continuare con queste modalità?”, interroga.
L’Istituto di pena valdostano accoglie un numero oscillante di detenuti che può superare anche le 170 unità, a fronte di una capienza di 120/130; oltre il 60 per cento è costituito da detenuti stranieri di varie nazionalità. L’organico della Polizia penitenziaria accusa una carenza di 30 agenti (l’attuale è 60 anziché 90).
“Numeri che parlano da soli – rintuzza il segretario Osapp -. Il problema è che il carcere, in generale, continua ad essere il ricettacolo delle peggiori emergenze sociali. Chi dovrebbe preoccuparsi dell’organizzazione, si preoccupa, invece, di fare entrare nei penitenziari ex terroristi mai pentiti, rendendo, però, all’esterno l’immagine di un carcere perfetto. A tutto discapito – conclude Leo Beneduci – della serenità degli Agenti di Polizia Penitenziaria, le vere vittime sacrificali di un sistema indifferente e privo di risultati per la collettività”.

s.l.

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