epatite c

Svolta epocale per la cura dell'epatite C. Virus eradicato con i superfarmaci, gratuiti, da un anno, anche in Italia.

Le fonti del contagio: strumenti contaminati, innanzitutto. Caso emblematico, lo scambio di siringhe fra tossicodipendenti. Rapporti sessuali promiscui. Trasmissione del virus nei rapporti fra uomini gay, casi in cui la percentuale è, comunque, non superiore al 4 per cento. Il contagio può avvenire anche con semplici forbicine da manicure; in uno studio dentistico o in sale operatorie con una disinfettazione poco accurata.

AOSTA. “L’epatite C? Oggi, è l’unica malattia virale al mondo che si può guarire in termini definitivi. Purchè il fegato non sia compromesso da danni irreversibili”.
E’ uno dei messaggi veicolati dal Professor Giorgio Maria Saracco, Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia dell’Ospedale Molinette, di Torino. Messaggio fondato su quella speranza che, da anni, inseguono i molti cittadini affetti da questa malattia.
Una speranza che animerà anche coloro a cui è stata diagnostica la cirrosi. “In questi casi – sottolinea il professore – è possibile fermare il decorso della patologia con risultati incentivanti”. Parla di “svolta epocale” dopo anni di lotta contro questa grave infezione epatica.
La scoperta dell’EPCLUSA, farmaco salvavita studiato da scienziati americani, permette di raggiungere, con maggiore facilità, l’eradicazione totale del virus dell’epatite C; consente, soprattutto, di abbandonare l’utilizzo dell’Interferone, noto farmaco somministrato, per anni, aanche a questi malati con pesanti effetti collaterali e senza alcuna soluzione sanitaria definitiva.
“Questa cura – riprende il professor Giorgio Maria Saracco – è, al contrario, priva di effetti collaterali. Chiunque può assumerla a qualunque età, garantendosi una percentuale di guarigione che sfiora il 100 per cento”.
L’incidenza italiana dell’epatite C non è delle più incoraggianti: oscilla dai 400 mila ai 3 milioni; dallo 0,5, cioè, al 2 per cento della popolazione. Riscontro preoccupante. Al contrario, la casistica annuale è difficile, se non impossibile, da quantificare. Spiega il Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia dell’ospedale di corso Bramante: “Parliamo di una patologia pressochè asintomatica. La persona avverte una spossatezza che, per quanto forte sia, attribuisce, in genere, ad altre cause. E’ molto difficile che pensi, nell’immediato, all’epatite C. Soltanto con mirate analisi del sangue si scopre la malattia epatica”, afferma, ribadendo, in ogni caso, il successo terapeutico con le notevoli possibilità di guarigione.
Si rivolge ai cittadini rassegnati, sfiduciati da trascorsi recenti tutt’altro che incoraggianti: “Se avete contratto l’epatite C rivolgetevi ad uno specialista in quanto, da alcuni anni, è in grado di curarvi in termini risolutivi”. Raccomandazione in perfetta sintonia con sensibilizzazione. “E’ importante informare la popolazione di questo traguardo storico raggiunto sotto il profilo sanitario. L’epatite C si sconfigge”, rilancia, rivolgendosi ai pazienti a rischio: “Ex tossicodipendenti, trasfusi prima del ‘90, uomini omossessuali, tatuati in ambienti non del tutto sicuri sotto l’aspetto igienico e persone con attività sessuale promiscua è opportuno che si sottopongano ad un semplice esame anti HCV per avere diagnosi e cura immediate. Molti italiani hanno l’epatite C e non lo sanno”, ammonisce Giorgio Maria Saracco, fra i numeri Uno della Gastroenterologia nazionale.
E, oltre all’entusiasmo per l’obiettivo guarigione, da maggio dello scorso anno si può anche esultare per la distribuzione gratuita del superfarmaco. Stop ai viaggi della speranza nei Paesi in cui l’Epclusa è venduto a costi irrisori o distribuito gratis. In India, dove viene composto, costa 1 euro e 50 centesimi al flacone. In molti stati del Nord Africa è gratuito da diversi anni.
Il nostro Sistema Sanitario, dal 2015, ha assicurato il farmaco salva vita gratuito nei casi di malattia ad uno stadio avanzato. Da un anno, la gratuità dell’EPCLUSA è valida per tutti i malati di epatite C.
Può rallegrarsi anche ‘Mario’, (nome di fantasia) 53 anni, di Aosta, malato, dagli Anni Novanta, di epatite C. Una soddisfazione molto contenuta in quanto non ha potuto, per ora, usufruire di questa tanto attesa realtà. Si sta curando con il nuovo farmaco che ha pagato una cifra da capogiro. “Non per garantirmi la guarigione (il suo fegato è compromesso in termini pesanti), ma per fermare il decorso della patologia. Mi consola il fatto che i prossimi flaconi saranno gratuiti. Mi hanno scoperto il virus – ricorda - all’inizio degli Anni Novanta proprio perché anch’io accusavo una stanchezza innaturale. Un semplice check up ha fatto scoprire il tutto”, conclude.

Sandra Lucchini