epatite C

Sanità italiana non ancora allineata nella distribuzione gratuita del nuovo farmaco per la cura dell'Epatite C.

In Italia, sono 500 mila i malati di epatite C, patologia che, oggi, può essere curata, con ottimi risultati, da un nuovo ritrovato della Scienza. Molto incerti i numeri in Valle d'Aosta. L'unico dato registra circa 50 pazienti in terapia farmacologica tradizionale. Lo scoglio insormontabile è, ad oggi, costituito dal prezzo inaccessibile a molti L'avvio della distribuzione gratis partirà, a breve, dalla Regione Toscana. L'augurio è che si verifichi un immediato adeguamento delle altre Regioni. La Sanità italiana, eccellente in molti settori, sta dimostrando una scarsa sensibilità nell'assicurare, gratis, un farmaco con efficacia risolutiva in altissima percentuale.

AOSTA. In molti Paesi europei è gratuito. Anche in alcuni Stati del Nord Africa non ha alcun costo. In India, dove è stato composto, costa un euro e cinquanta a flacone. L’Italia lo ha trasformato in una sorta di lingotto d’oro, applicando un prezzo proibitivo: 27 mila mila e 500 euro euro per un flacone di 28 pastiglie. L’EPCLUSA, un farmaco salva vita,, tra gli ultimi ritrovati della Scienza per debellare l’epatite C, è considerato una cura per malati ricchi o, quantomeno, disposti ad indebitarsi fino all’impossibile, per acquistarlo e garantirsi una qualità di vita accettabile.
Ma la Salute non è un diritto? Ad oggi, la Sanità italiana sembra mortificare, se non addirittura annullare, questa sacrosanta giustizia sociale. Dal 1 maggio dell’anno in corso, tuttavia, qualcosa si sta muovendo. Il primo ‘strappo’ arriva da Enrico Rossi presidente della Regione Toscana, che ha assicurato la gratuità del farmaco agli oltre 26 mila malati. Nessuna informazione, però, sulla tempistica considerati gli ingenti costi da sostenere e le modalità di reperimento dei fondi.
La testimonianza di ‘Mario’ (nome di fantasia), 53 anni, di Aosta, malato di epatite C. L’uomo ha potuto permettersi di acquistare tre flaconi per un totale superiore agli 81 mila euro. “Non per garantirmi una guarigione, ma per fermare il decorso della malattia – dice -. Il virus, in ogni caso, non viene estirpato. Mi è stato scoperto all’inizio degli Anni Novanta. Accusavo una stanchezza innaturale al punto farmi decidere di sottopormi ad un check up. Molte persone non sanno di aver contratto l’infezione e quando se ne accorgono la situazione è compromessa ad alti livelli. Questo ritrovato molto efficace – informa ‘Mario’ - viene prodotto da una casa farmaceutica inglese, ma sono stati i medici indiani a preparare l’innovativa terapia. Sono gli infettivologi dell’ospedale di Guqgaon, struttura situata nella città di Nuova Delhi”. Riflette ad alta voce: “E’ gratis in quello che ancora è etichettato come ‘Terzo mondo’. Se non cambia la situazione, il ‘Terzo mondo’ è fra noi”, chiosa.
La Sanità indiana si sta rivelando tra le più avanzate, a livello mondiale. Medici e ospedali, soprattutto in alcune aree del Paese, sono in grado di curare patologie molto gravi di fronte alle quali altri medici europei hanno gettato la spugna.
La scoperta della malattia non ha gettato l’uomo nello sconforto più nero. Semmai, lo ha reso più agguerrito, furibondo nei confronti della Sanità italiana. Riprende il racconto: “Per garantirmi il farmaco - dichiara - ho sostenuto battaglie epiche con i medici. Esponenti della categoria che si nascondono dietro il paravento di una visita denominata ‘Fibroscan’, Visita che indica i parametri epatici”. Si sofferma. Afferra un documento e sbotta: “Nel mio caso, con una cirrosi avanzata, avrei avuto tutti i requisiti per avere il farmaco già un anno fa”. ‘Mario’ dimostra un nervosismo notevole e più che comprensibile quando ricorda il responso: “Avrei dovuto superare i 10,2 del Fibroscan. Mi hanno diagnostica un 8,9 di fibrosi. Risultato che, a mio avviso, avrebbe più che giustificato l’assunzione del nuovo farmaco. Invece no. Non ne avevo diritto”, ribatte. Pone un interrogativo paradossale: “Dovrei aggravarmi al punto da arrivare al coma epatico per assicurarmi L’EPCLUSA? Io ho le possibilità economiche di acquistarlo. Ma chi non se lo può permettere?” Si infervora e si rivolge ai medici: “Se mi fosse stato dato il farmaco un anno fa, sono certo che, oggi, il mio fegato non sarebbe compromesso al 60 per cento. Chi mi restituirà la qualità della vita ormai persa?”
Fiducia, grande speranza nella Scienza e un meraviglioso ottimismo fanno di questo baldo 53enne un uomo vivace, cordiale e dotato di una grande voglia di vivere, requisiti essenziali per amplificare l’efficacia delle terapie. “La mia vita lavorativa? Sono un manutentore edile dipendente di una Comunità Montana. Difficilmente mi assento. La mia socialità?Nessun cambiamento - assicura -. Vado a cena con gli amici e osservo il mio rigidissimo regime alimentare. Dov’è il problema? Mi reputo già fortunato di riuscire ad acquistare il nuovo farmaco. Il mio quotidiano non deve subire cambiamenti penalizzanti. Voglio vincere io, non ‘lei’!”, ironizza, lanciando un messaggio: “Mi auguro che la Sanità italiana consideri l’importanza di sconfiggere questa grave patologia. Spero, quindi, che si allinei alla Regione Toscana e garantisca, in un futuro prossimo, la distribuzione gratuita dell’EPCLUSA, un farmaco salva vita”, il suo commiato.

Sandra Lucchini