alimentazione vegana

Passione vegana! In sensibile aumento, in Valle d'Aosta, i cultori di questa tipologia di alimentazione.

In Italia, il consumo annuale pro capite è stimato in 80 chili; i francesi ne mangiano 89 chili; negli States i chili arrivano a 125. Nel mondo, ogni anno, vengono uccisi 45 miliardi di animali per le industrie alimentari. Il 70 per cento dei terreni agricoli del pianeta Terra è usato per la produzione di cibi riservati ad animali. La vita di molti dei nostri 'amici a quattro zampe' è paragonabile a una bolgia infernale. maltrattati e allevati in condizioni igieniche disastrose. La loro vita è sempre più breve.

AOSTA. Moda o stile di vita? Difficile rispondere in assoluto soprattutto in una scelta quale è la dieta vegana. I saggi latini avrebbero ricordato la famosa locuzione: ‘In medio stat virtus’. Ovvero: ‘La virtù sta nel mezzo’.
Virtù che, nel caso di persone cultrici di questa ‘via’ alimentare, viene argomentata in termini del tutto personali, seppure con numerosi risvolti condivisibili. Virtù, quindi, nel rispettare gli animali e i cibi derivati. Virtù nell’essere consapevoli di come vengono trattati molti animali.
‘Chi li ama non li mangia’, slogan esemplificativo e attinente alla dieta vegana. Citazioni in tema si riferiscono a molti miti contemporanei. Paul McCartney, celeberrimo chitarrista degli ex ‘Beatles’, sentenzia: “Non si può mangiare tutto ciò che ha un volto’. E l’illustre oncologo Umberto Veronesi ha combattuto una vita nel veicolare un messaggio eloquente: “Fra le molte cause scatenanti le malattie neoplastiche primeggia il consumo di carne”. Ha anche trasmesso ai posteri un’istantanea virtuale: “Quando a tavola ci si trova davanti ad una bistecca, non si pensa che quella parte apparteneva ad un animale da accarezzare, da amare”.
E, quindi? E’ opportuno ripensare alla massima latina.
In Valle d’Aosta, c’è un ‘popolo’ di residenti variegato, con una passione innata per la Natura, dispensatrice, in questa regione, di prodotti dalle grandi virtù benefiche, considerate ‘terapeutiche’ dalle generazioni d’antan. La tradizione valdostana custodisce nello scrigno della memoria vere e proprie ricette in grado di curare e prevenire determinate patologie. La saggezza popolare tramanda come il ‘bien e^tre’ si possa conquistare anche attraverso un’alimentazione sana, genuina. Libri, opuscoli o semplici fogli di carta rivelano preziosi suggerimenti delle virtù di erbe e fiori. Ancora oggi, nelle vallate vivono anziani considerati da tutti autentiche ‘fonti’ del sapere, profondi conoscitori delle proprietà dei vegetali.
I vegani interpretano alla lettera e in maniera rigida questi consigli. Banditi dal loro desco tutti gli alimenti di origine animale. L’etica, innanzitutto, abbinata ai molti ‘passa parola’ sull’eccellenza della dieta vegana sancisce un risultato sorprendente, seppure non preciso: la Valle d’Aosta sfoggia stili di vita vegani in moderato, ma costante aumento. Sembra che almeno uno ogni venti residenti abbia abbracciato questa tipologia di vitto. Che, stando alle raccomandazioni di Annamaria Beoni, psichiatra e responsabile della Struttura Semplice dei Disturbi Comportamento Alimentare “deve essere supportata da iniezioni mensili di vitamina del gruppo B12. In caso contrario si può andare incontro a conseguenze serie”.
Quali?
“Anemia megaloblastica e neuropatie periferiche”, risponde.
Conosce persone vegane?
“Una delle ex docenti del Master di Nutrizione e Alimentazioni che ho frequentato a Pavia è una vegana convinta, soddisfatta e impegnata nel consigliare questa dieta”. Si sofferma, in ogni caso, su un concetto che la porta ad una riflessione: “Se l’adesione a questo stile di vita comporta, poi, la dipendenza da un’iniezione per stare bene non mi sembra una forma di alimentazione così fisiologica”. Non azzarda numeri: "Non tutti i vegani si rivolgono ai Servizi dedicati. C'è, comunque, una tendenza crescente verso questi cibi", dice.
Plaude, al contrario, alla dieta vegetariana:”E’ bilanciata e non prevede alcuna integrazione terapeutica”, assicura.

Sandra Lucchini