uova infette inchiesta

Pollame valdostano in perfetta salute. La sinergia di veterinari e Nas a garanzia di accurati controlli.

La Valle d'Aosta si è dimostrata, ancora una volta, virtuosa nel porre in vendita alimenti di qualità. Uova e derivati esposti negli scaffali di rivendite all'ingrosso e al minuto sono trattati con ingredienti naturali. La serietà dei commercianti è amplificata dai continui e accurati controlli dei Nucleo Antisofisticazioni dei Carabinieri. Verifiche incessanti anche in assenza di allerta alimentari.

AOSTA. “Situazione favorevolissima. Uno scandalo sovrastimato. Non esiste un reale pericolo. Il Piano regionale realizzato con i Carabinieri dei Nas permette di rassicurare i consumatori”.
Parole di Emilio Bazzocchi, veterinario del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Usl. Garanzie che, perlomeno in Valle d’Aosta, restituiscono ai cittadini la serenità nel fare la spesa.
Le uova infettate con l’insetticida Fipronil scoperte in allevamenti olandesi, belgi e in alcune rivendite marchigiane, non ‘abitano’ in Valle. Gli immediati controlli a tappeto avviati dai professionisti dell’Usl e della Regione hanno permesso di dimostrare la buona salute degli allevamenti di pollame e, quindi, dei prodotti esposti in vendita.
“Rispondiamo dopo un tempo molto limitato al sistema di allerta nazionale”, assicurano i veterinari regionali.
Ne sono consapevoli i consumatori di questo prodotto e dei suoi derivati che, nella maggioranza dei casi, non si sono lasciati fuorviare dall’allarme europeo. Oltretutto, l’Italia ha una notevole autonomia di produzione di uova e non ha alcuna necessità di ricorrere ad importazioni da Paesi esteri.
La conferma è nelle dichiarazioni di alcuni residenti.
“Le continuiamo a mangiare perché siamo sicuri della loro qualità”, dicono Mario e Pina Sgarbossa, indicando nel “macellaio sotto casa” un negozio di fiducia.
Lia Veronese ammette di essere rimasta turbata dal fatto. “Mi sono informata da amici e conoscenti sto riacquistando la serenità. Ho comprato una confezione di uova pochi giorni fa. Le ho messe in frigo, ma non mi sono ancora decisa a mangiarle. Lo farò molto presto”, dice.
L’allarme alimentare è, nella scala dei valori, ai primi posti. Nutrirsi con cibi manipolati con prodotti nocivi per la salute dell’uomo assume, ogni giorno di più, le caratteristiche del ‘mostro assassino’ destinato a causare danni irreparabili al benessere della collettività. Il ‘fipronil’ può originare letargia e, addirittura, convulsioni solo se ingerito ogni giorno per almeno una decina di giorni. Informazioni che, in ogni caso, non mitigano la gravità del fatto.
I cittadini cercano garanzie. Imbandire una tavola con alimenti sani è uno degli obiettivi prioritari. Un traguardo ambìto soprattutto per assicurare alle nuove generazioni un presente e un futuro scanditi da una sana costituzione fisica e mentale. Con lo stesso criterio veicolato dai latini: ‘Mens sana in corpore sano’.
La possibilità di imbattersi in uova stravolte dalla presenza di insetticidi poco interessa a Daniela Gerbore: “Ne mangio pochissime e non sono neppure una cultrice di derivati. In questo periodo, però, sto molto attenta”.
Nei momenti di incertezza e di timore viene in soccorso il biologico, settore a cui si sta rivolgendo un numero crescente di consumatori. Claudia Stinghel è fra coloro che “nel novantacinque per cento dell’acquisto di uova indirizzo le mie scelte verso il ‘bio’. E, quando ho l’opportunità vado dai nostri contadini”. Ammette di non essersi mai lasciata impressionare dagli allarmi alimentari. Dalla mucca pazza ai polli affetti da febbre aviaria. “Se il problema è di particolare gravità mi astengo dall’acquistare i prodotti incriminati. Nel caso delle uova ritengo sia stato ingigantito il tutto”, dichiara.
Per Dora Campagna il caso non esiste: “ Non sono mai stata attratta dalle uova. Men che meno adesso. Ci sono tanti altri alimenti con cui nutrirsi senza pericoli, seppure di lieve entità”, dice.
La fortuna di avere famigliari coltivatori diretti azzera qualsiasi realtà a rischio. E’ il caso di Augusto Pellegrino: “Ci rifornisce mio suocero. Un’aia dedicata - ironizza -. Qualora non avessimo questa chance cercherei un produttore locale”.
Della serie: ‘uova a chilometri zero’. La Valle d’Aosta vanta molti allevatori di settore. Polli e galline cresciuti con mangimi ‘fatti in casa’ non mancano. E c’è già chi pensa di allestire in un angolo del proprio cortile un pollaio “per sapere ciò che si mangia”.

Sandra Lucchini

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