casi sociali

"Abitiamo porta a porta con gli spacciatori. E le istituzioni non si muovono".

"Abitiamo porta a porta con gli spacciatori. E le istituzioni non si muovono".
La presenza di numerosi casi sociali all'interno del quartiere Cogne e i recenti arresti per spaccio di droga non sono più tollerati dai residenti del quartiere popolare. Chiedono soluzioni immediate e sollecitano il trasferimento di alcuni tossicodipendenti in altre zone della città.

AOSTA. “Li sbattono tutti qui e noi dobbiamo conviverci, sopportare le loro scorribande e stare anche zitti per paura di vendette. Basta con tutti questi casi sociali. Date alloggi anche in altre zone della città. Non ne possiamo più di vedere che spacciano davanti a tutti fregandosene del mondo”.
Quartiere Cogne. Case Giacchetti, Filippini e Stura, in particolare. I residenti di questi agglomerati urbani sono pronti ad azioni di massa pur di sensibilizzare le istituzioni. I recenti arresti per spaccio hanno acuito una rabbia trattenuta a stento. Chi abita porta a porta con tossici e spacciatori è costretto a tollerare situazioni inammissibili in una convivenza civile.
Da anni, sollecitano il Comune proprietario degli alloggi, a sistemare le persone con problemi di varia natura in realtà abitative allestite per un’accoglienza mirata. Comunità di recupero dove i tossicodipendenti possono avvalersi di consulenze professionali specifiche: psichiatri, psicologi, educatori, animatori e volontari formati per accompagnarli in un percorso di recupero. Una riabilitazione sociale, famigliare, scolastica e lavorativa molto difficile da concretizzare, in ogni caso, se si vive nello stesso ambiente in cui, ogni giorno, ci si interfaccia con la disgregazione, il degrado, l’immoralità. La concentrazione di casi problematici favorisce l’insorgere di pericolosi microcosmi di criminalità la cui estirpazione potrebbe originare deflagrazioni sociali ben più gravi.
Si ritorna, quindi, alle richieste, reiterate peraltro, degli inquilini del quartiere Cogne: “Alloggiateli anche in altre aree della città”.
Guido Grimod, ex sindaco del capoluogo regionale e attuale presidente dell’Azienda Pubblici Servizi, ribadisce quanto il compito dell’Azienda si limiti alla gestione degli immobili. L’aspetto politico compete al Comune.

Lei è stato sindaco e la situazione era la stessa.

“No -risponde -. Non esisteva la tensione attuale”. Dettaglia alcuni passaggi fondamentali della vivibilità di questo storico rione popolare. “Parliamo di ragazzi nati e cresciuti nel quartiere che hanno, poi, incontrato la droga. Sono giovani che hanno convissuto, fin dall'infanzia, con questo problema. Molti – specifica Grimod - sono figli di famiglie residenti da decenni nel quartiere. Alloggi assegnati in base alle normative vigenti. Sono soltanto i genitori che possono decidere se inserire i loro figli nelle Comunità di recupero”, puntualizza. Esprime le sue opinioni con l’esperienza di chi ha amministrato per due legislature e ha seguito l’evolversi del fenomeno droga-spaccio.
“Molti di questi ragazzi sono in emergenza abitativa oppure in graduatoria per un alloggio popolare – continua Guido Grimod -. La tossicodipendenza non li priva della prerogativa di essere, comunque, dei cittadini a cui vanno riconosciuti i diritti. In primis,il diritto alla casa”, dichiara. E sottolinea: “Non si possono creare lager. Chi si droga deve essere aiutato. Per gli spacciatori il discorso è diverso. Sono indifferenti a qualsiasi repressione. E’ chiaro che il proibizionismo favorisce il loro turpe commercio.”
Si richiama l’attenzione sull’urgenza di modificare le leggi. L’impegno costante delle forze dell’ordine nel reprimere lo spaccio è vanificato dalla normativa che permette la scarcerazione dopo due, tre giorni di galera. Chi esce ritorna sui suoi passi. Ovvero, alla cessione a pagamento di dosi di stupefacente. E’ un circolo chiuso da cui è difficile uscire. A meno di programmare sostanziali e repentini cambiamenti ad una legge quasi inutile. Decisione di competenza dello Stato italiano.

di SANDRA LUCCHINI

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