Immigrazione: tre sindaci a confronto stasera a Saint Vincent

"Intendiamo esportare il nostro modello di accoglienza ai migranti"

I sindaci di Saint Vincent, Champorcher e Torre Pellice dibatteranno lo Sprar, il Sistema di protezione dei richiedenti asilo. IL primo cittadino di Torre Pellice illustrerà il modello della 'micro accoglienza diffusa' e il riscontro lusinghiero

Venticinque migranti accolti fra i 25 residenti della frazione Chardonney, nel Comune di Champorcher, a 1.500 metri di altitudine. Un rapporto di 1 a 1 in una località con temperature improponibili a ragazzi nati e cresciuti nell’Africa subsahariana.
“Una situazione che va contro ogni logica e direttiva”, dice il sindaco Alessandro Glarey, tratteggiando la situazione in cui si troverà questo Comune con 388 abitanti.
“Durante l’inverno i residenti effettivi non superano i 250 - riprende -. In un albergo della frazione verrà allestito un Cas, un Centro di Accoglienza Straordinario gestito dalla Cooperativa ‘Le Soleil’, vincitrice dell’appalto indetto dalla Prefettura di Aosta”.
Manifesta la sua totale perplessità per una soluzione che stride in una geografia inadeguata a questi popoli.
“Ho parlato con il prefetto, - informa - esprimendogli dubbi, timori, sensazioni degli abitanti. Le risposte insoddisfacenti mi hanno spinto a scrivergli, illustrando le reali difficoltà d convivenza in un paese valdostano con un’economia basata su un turismo discontinuo”. E’ un fiume in piena: “Come è possibile ipotizzare una qualità di vita e un’integrazione decenti in una vallata lontana dai servizi prioritari come l’ospedale, la farmacia, le varie istituzioni. Fra i cittadini regna grande preoccupazione”, sottolinea.
Una serie di problematiche che hanno portato il sindaco di Champorcher a considerare lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo, una delle soluzioni più idonee a stemperare i vari disagi.
“Con altri due amministratori locali di Donnas e Saint Christophe - continua – abbiamo incontrato, nella sede centrale di Roma, la direttrice Daniela Di Capua e il funzionario Maria Silvia Olivieri. Tre ore e mezza di colloquio in cui sono state recepite le nostre rimostranze ed è stato definito come - spiega - l’adesione o la volontà di partecipare al Sistema di protezione garantiscano l’esenzione dall’accoglienza di migranti nei Cas. L’ospitalità, a questo punto, sarà organizzata e gestita dalla Prefettura”. Annuncia: “ Presenteremo il nostro progetto entro il 31 marzo prossimo. A dimostrazione che intendiamo collaborare con le istituzioni ma in un’ottica di accoglienza temporanea”.
Le dichiarazioni di Alessandro Glarey riconducono ad un altro aspetto basilare del fenomeno immigrazione: non solo numeri, ma persone.
“Le famiglie dei migranti - dice Alessandro Glarey - investono molto in termini economici per assicurare ai figli un tenore di vita degno. Le aspettative sono sempre molto alte. Noi, però, non possiamo essere un modello di accoglienza”.
Lo Sprar esaudisce le esigenze degli amministratori di questo Comune alla destra orografica della Dora Baltea. “Include persone con stato di richiedenti asilo e, pertanto, già riconosciute. Si scongiura, così, la clandestinità e tutto ciò che ne consegue”.
L’adesione al Sistema di protezione aprirebbe ad un’ospitalità riservata a famiglie provenienti da Paesi con temperature simili alle nostre. L’Afghanistan, per esempio. C’è di più. Consente ai Comuni di riappropriarsi della loro ‘governance’, scegliendo il Paese di provenienza e il numero di migranti da accogliere.
Presente all’incontro anche Mauro Cogno sindaco di Torre Pellice, località del torinese dove la gestione dei migranti costituisce un modello virtuoso di accoglienza e integrazione.
“La nostra filosofia si basa su una micro accoglienza diffusa - spiega -. La Diaconia valdese, ente gestore del progetto, ha affittato 25 alloggi, sistemando gruppi di migranti con un massimo di otto. Nei nove Comuni della Val Pellice sono accolti 145 richiedenti asilo su un totale di 20 mila residenti, il 6,5 per mille della popolazione. Con i 32, 50 euro erogati dall’Unione Europea per ogni singolo immigrato,- dice - abbiamo offerto lavoro anche a trenta giovani del posto, impegnandoli in varie attività. Intendiamo - anticipa il primo cittadino di Torre Pellice - esportare questo disegno sociale considerato l’esito esemplare”.
E il futuro di questi stranieri provenienti, perlopiù, dal Corno d’Africa, passa attraverso un corso di formazione di un anno e mezzo; il risultato finale viene valutato da una Commissione. “Se il giudizio è positivo - dice il sindaco - il migrante farà un tirocinio per renderlo autonomo a livello economico e, quindi, in grado di mantenersi. In caso di inidoneità, è previsto il rimpatrio con foglio di via. Il 90 per cento lascia il territorio italiano”, assicura Marco Cogno. Che aggiunge: “Per scongiurare le rotte degli schiavi le Comunità Valdese, Sant’Egidio, cattolica ed ebraica mettono in pratica i ‘corridoi umanitari’, andando in Libano a prendere i cittadini fuggiti dalla guerra in Siria e li portano in Italia. Cinquecento nel 2016. Piccoli numeri, ma molto significativi”, conclude Marco Cogno, sindaco di Torre Pellice, annunciando la presenza all’incontro di un testimone di eccezione: Ibrahim, un trentenne arrivato con la disperazione nel cuore, nel 2011, diventato, oggi, un brillante mediatore culturale nella sede della Diaconia valdese.
che ne consegue”.

di SANDRA LUCCHINI

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